| Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaand... |
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| 10:17am 20/08/2008 |
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...the London Bridge is falling down, falling down, falling down. The London Bridge is falling down, my fair Lady.
Una canzone, una testata sul bordo di legno e voila´. La pazzia incombe.
Per altro, sono in Svervegia. |
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| 03:58am 06/07/2008 |
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L’abbraccio morbido di un caldo piumone ed il tepore soffuso che la tenevano ancorata ad uno stato di semi-coscienza le suggerivano il contrario, ma lei sapeva di poterci riuscire. Se solo si fosse impegnata, se solo lo avesse voluto davvero, avrebbe potuto aprire gli occhi ed affrontare la mattinata. Una fitta di emicrania le fece strizzare gli occhi ed Anna abbandonò ogni buon proposito, tornando ad invocare, con quella parte di sé che era ormai sveglia, un sonno anestetico che la proteggesse almeno per qualche ora dai dolori che sentiva sbocciare in ogni articolazione. Rimandò a dopo una robusta tazza di caffè le lamentazioni sull’ormai fuggita giovinezza e sulla tolleranza agli eccessi persa nei meandri dell’età avanzata. Venticinque anni ed era già destinata alla raccolta differenziata. Sospirò sconsolata ed aprì un occhio di scatto, per prendersi di sorpresa e non darsi il tempo di procrastinare con qualche scusa banale. Se ne pentì immediatamente. Un riflesso malevolo le attraversò l’occhio per andarsi a conficcare direttamente nel cervello, alimentando una sgradevole sensazione di nausea che si accompagnava perfettamente alle fitte, ormai tanto ravvicinate da essere diventate un unico dolore sordo dietro la nuca. Socchiuse l’occhio, cercando di ordinare mentalmente alla gamba metallica del tavolino basso di smettere di essere così lucida, ma quella non le diede ascolto. Doveva essere una gamba particolarmente antipatica, si disse, per brillare a quel modo poco educato. Brillare. Il ricordò affiorò con tanta violenza da far capovolgere il mondo, ribaltando ogni prospettiva che le fosse anche solo vagamente familiare e gratificandola con una nuova ondata di nausea. Chiavi, bagnate, che tintinnano dolorosamente sull’asfalto. Riflessi freddi, acuti, crudeli sorrisi scintillanti. Sangue. Cremisi sul bianco della pelle, scarlatto sul nero del cappotto. Deglutì più di una volta, a vuoto, ricacciando indietro il conato che le aveva stretto la gola e fu solo dopo una manciata di secondi che si ricordò anche di respirare. Fu così che se ne accorse, semplicemente inalando aria ed espellendola a forza, meccanicamente: le lenzuola non avevano l’odore del detersivo che lei usava. E perché non riusciva proprio a ricordarsi del tavolino che le aveva dato il buongiorno? |
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| Evil seeds |
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| 08:39pm 01/07/2008 |
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Contemporanea, crema, stampa, gioia. |
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| Incipit |
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| 05:31pm 29/06/2008 |
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Un dentifricio. I cartelloni pubblicitari scorrevano rapidi al di là del cristallo del finestrino, muti, illuminati a giorno da riflettori che squarciavano la rassicurante coltre buia della notte. Un bagnoschiuma che vantava miracolose proprietà. Vanità. La corda che avrebbe impiccato gli uomini, un giorno o l'altro. Una crema di bellezza: eternamente giovani. Valian, la testa indolentemente piegata di lato, appoggiata al montante della berlina, sorrise voluttuosamente: lui poteva farne a meno senza risentirne. Un mascara. La lingua andò a carezzare i canini pronunciati. Una maschera idratante. Da quasi tre secoli, ormai. |
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| Calamaio dalla bocca stretta |
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| 11:17pm 25/06/2008 |
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La disperazione è una goccia d'inchiostro. Lasciatela cadere nell'acqua e non rimarrà inattiva un attimo; propaggini bulbose ed uncini di colore si allungheranno in una trasparenza liquida che è ormai divenuta terra di conquista. La goccia si espanderà, sacrificando sè stessa e la propria individualità pur di riuscire a dominare, ad infiltrarsi in ogni singola stilla d'acqua; è questo, credo, il momento peggiore: la disperazione è ancora abbastanza intensa, abbastanza definita da instillare terrore, eppure già se ne sente l'onnipresente e strisciante presa. Poi, il sollievo. La goccia è sparita, agitata e mescolata dalla vita di tutti i giorni, nascosta tra le altre, invisibile. Eppure tutta l'acqua è di un impercettibile sfumatura più colorata, meno trasparente e la goccia successiva impiegherà un soffio in più di tempo per dissolversi, per tornare a lasciarci respirare. Goccia dopo goccia, la differenza tra l'inchiostro e l'acqua si fa sempre meno accentuata, sempre meno apprezzabile. Fino a che una goccia cade e la differenza smette di notarsi. L'acqua è colorata. |
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| Più che altro... |
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| 10:24am 02/04/2008 |
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...ammetto di non capire. Ci sono contraddizioni in termini che pur potendo essere abbracciate, nella loro interezza, da una mente sufficientemente aperta (o almeno dalla mia persona), non possiedono davvero ai miei occhi un senso. Quando poi si aggiunge il sottile e fastidioso odore di bugia, il tutto assume la terribile parvenza di una massa fetida e viscida, di un qualcosa di nauseabondo, immondo, da cui tenersi lontano. Quasi una proibizione rituale da rispettare e soddisfare ad ogni costo. Davvero, non capisco. |
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| 10:18am 02/04/2008 |
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Sei una bella armonia. Ceselli colori così come parole, disordinata, caotica, tenti di ordinare un caos che ti è vitale ricreare subito dopo. |
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| 09:10pm 26/03/2008 |
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L'importante è ricordarsi che non esiste solo il tasto Esc. A volte, su alcuni sistemi, funziona anche la combinazione Control+Q. Let's try: ctrl premuto. Adesso tocca al |
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| Era l'una. |
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| 12:28am 16/03/2008 |
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Non l'unica, nè l'una di notte. L'una del pomeriggio o, se volete, le tredici. Tredici e qualcosa, via, per non essere fiscali. Lei gli aveva chiesto, con quell'accenno di vocina che, a parer di lui, dovrebbe essere vietata dalla Convenzione di Ginevra, se avrebbe potuto chiamarlo dopo dieci minuti e, naturalmente, dall'altro capo dell'etere era giunta risposta affermativa. Dopo undici ore e mezza, lui si chiese se, per caso, non dovesse iniziare a preoccuparsi. Poi si rallegrò di non essere stato scaricato in autostrada, per lo meno. Oh, bèh. Questione di priorità, si suppone. |
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| I miei comandamenti |
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| 11:17pm 10/03/2008 |
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[10/1/2005] I. Se non ci si bagna due volte nello stesso fiume, non si concepisce due volte lo stesso pensiero. II. Non sempre esiste un perchè. O, meglio, esiste sempre, ma questa è una buona scusa per evitare di dirne qualcuno.
[17/1/2005] III. La circonferenza infinita è retta. IV. Fai, ma non lasciarti fare.
[19/12/2005] V. L'ausiliare di potere è avere, non essere.
[10/3/2008] VI. Quando un libro inizia a diventare troppo autobiografico, chiudilo. |
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| Mercoledì, ore 13.45 |
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| 09:08pm 08/03/2008 |
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Telefono: "Bzzzt." (Trad: "Potrei essere un messaggio o una chiamata. Difficile dirlo.") Io: "Chi cazz..." T: "Bzzzzzt." (Trad: "No, sono proprio una chiamata.") Io: "Naaaaa..." T: "BZZZZZT!" (Trad: "Tu non rispondi ed io vibro, amico, ad ognuno il suo lavoro.") Io: "Eddai..." T: "BZZZZZZZZZT!!!!" (Trad: "E muoviti, che mi cala la batteria!") Io: "Auff." <Click> Io: "Pronto?" Voce ignota: "Ciao, sono rompiballe-dall'altra-parte-del-filo." Io: "Wow. Dunque?" Rompiballe: "Emergenza catastrofe sciagura pestilenza guerra morte carestia Gino Paoli strag..." Io: "Fermo. Zitto. Sintetico. Soprattutto sintetico." R: "Non hai visto la mail? Qui si è bloccato tutto, Incompetente ha fatto una modifica e ora non va neanche a prenderlo a calci e..." Io: "Guarda che ho risposto." R: "...e poi... eh? Aspetta... ah, ecco la mail... 'Disdicevole'. Hai risposto 'Disdicevole'?" Io: "E che volevi che facessi? Tanto non ho un terminale davanti e ho scordato la bacchetta magica negli altri pantaloni." R: "E non è che potresti venire fino a..." Io: "AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH. No." R: "Perchè, che stai facendo?" Io: "Guardando i cartoni animati sbracato sul divano." R: "E per davvero?" Io: "Aspettando una telefonata." R: "E di chi?" Io: "..." R: "Ok... però, se tu potessi far..." <Click> T: "Bzzzzzzzzt!" <Click> Io: "No?" R: "'No?'? Guarda, deve essere caduta la linea e..." Io: "Naaaa, ho proprio staccato. Il fatto che solitamente sia io a risolvere i casini non significa che sia mio compito farlo. Quindi aggiustatevi, io continuo con la mia occupazione." R: "Lasciatelo dire, sei proprio uno str..." <Click> Tu, tu, tu, tu.... |
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| 09:27pm 28/02/2008 |
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Ma vaffanculo. Ho perso persino la capacità di scrivere due parole che siano due in fila. |
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| Frammenti di arcobaleno |
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| 10:11pm 12/02/2008 |
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"Tutto bene, tutto a posto." Lo guardo con un sopracciglio vagamente inarcato. Sono attento a non fare movimenti bruschi, a non avvicinarmi troppo; e soprattutto rimango in silenzio. In religioso silenzio. "Davvero, tutto a posto." Deglutisco a vuoto, sentendomi improvvisamente la bocca arida. Scopro la mia testa andare su e giù, annuendo autonomamente nel desiderio di compiacerlo. Vedo le sue labbra muoversi ed intuisco il senso delle sue parole dal labiale, ma non le sento davvero. Non che ce ne sia bisogno, in effetti, ultimamente è un po' monotono; il pensiero mi strappa un sorriso tenue, ma lui se ne accorge lo stesso. Oh, diamine. Un sussurro nella mia testa mi chiede quanto sia davvero inoffensivo. La sua voce si fa più rabbiosa. Urla quasi, stringe i pugni e serra i denti tanto forte che non sono sicuro non si stia facendo del male. Io, per non sbagliare, cerco di mostrarmi conciliante. "Tutto bene, tutto bene!" Ruggisce, un mare in tempesta che si frange rabbioso contro gli scogli. La mano si alza prima ancora che possa accorgermene e sfreccia verso di me ad una velocità che mi sembra folle, diventando sempre, sempre più grande, fino ad occupare il mio intero campo visivo. Bèh, magari non così tanto, ma insomma, mi spavento non poco. La vocina nella mia testa ride di maligna soddisfazione. Sollevo a mia volta una mano e cerco di difendermi, di deviare il colpo, di pararlo, se non altro di non farmi rompere il naso. Qualunque cosa, purchè poi riesca a calmarlo. Sono certo di farcela, le mani viaggiano dirette l'una contro l'altra, una foriera di dolore, l'altra di una speranza -un pochino pallida forse- di pace. Si incontrano. Il bacio è una cascata di cristallo. Non percepisco dolore, non credo che sia questo il termine giusto, almeno. E' piuttosto un vuoto, un nulla nero che si apre in fili sottili, rigagnoli che sembrano di sangue scuro alla luce della luna; crescono, si nutrono, mi spaccano. Crepe profonde nel mio essere, mi strappano a quello che sono frammento dopo frammento, scheggia a scheggia. Cado nell'oblio della non esistenza, relegato al regno dei fantasmi e delle ombre; risorgerò per caso: per strada, a casa di amici, in macchina, in ufficio. L'ultimo sguardo è per lui, che osserva stolido la mano, imbrattata dello stesso sangue che soffoca il mosaico di riflessi che sono diventato. L'ultimo sguardo è per un carcerato che contempla le sbarre della sua follia. |
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| La rotonda e la fisica dei fluidi |
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| 10:05pm 31/01/2008 |
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Supponiamo di avere una larga bacinella rotonda dalle pareti prive di sostanziali asperità. Sappiamo, naturalmente, che a livello microscopico le pareti del nostro contenitore saranno sempre e comunque scabre, ma ci accontentiamo, a chiari fini esemplificativi, di un grado di approssimazione maggiore. Si immagini ora di colmare la bacinella d'acqua e di installare al suo centro un piccolo apparecchio a pale in grado di mettere in rotazione la massa d'acqua. Il verso, in verità, non apporta alcun significato rilevante, ma supponiamo, per aderenza al modello reale, che questo sia orario. Operando una discretizzazione della situazione fisica, possiamo immaginare una serie di sezioni circolari della massa d'acqua che abbiano come variabile caratterizzante la velocità di rotazione dell'acqua. Essa sarà tanto maggiore quanto più le circonferenze concentriche saranno piccole, viceversa raggiungerà il suo valore minimo vicino a contatto con il bordo. Il moto è, per ogni circonferenza, assolutamente laminare (supposto tale per comodità di studio) e privo di turbini o turbolenze. Quanto dunque andremo ad esaminare il comportamento della massa d'acqua nei pressi del bordo potremo considerare unicamente la lamina d'acqua circolare a diretto contatto con il bordo. Dovremo cioè solo conoscere la sua velocità tangenziale essendo la traiettoria limitata da un ostacolo fisico. L'uso di coordinate polari può semplificare di molto la trattazione del problema. Supponiamo ora di operare una minuscola variazione nel nostro apparato sperimentale: inseriamo un piccolo tubo colmo d'acqua, tagliato e rifilato di modo che si possa incastrare a filo nel bordo della bacinella, sotto il pelo dell'acqua, senza causare disgiunzioni. L'acqua del tubicino può essere colorata per meglio evidenziare il comportanto del fluido (nota bene: dopo pochi attimi, tuttavia, tutta l'acqua presente nella bacinella sarà colorata ed inservibile) o l'apparato può derivare da un flussimetro, in modo tale da poter misurare con precisione il passaggio di fluido nel tubicino in funzione della velocità di rotazione dell'acqua. Si sarà provveduto, ovviamente, a dotare la nostra bacinella di scarichi a sfioro, in modo da evitare fastidiosi allagamenti fuori stagione. Che cosa succederà, ora? Dipendentemente dall'angolo con cui il nostro tubicino interseca la circonferenza del contenitore, il fluido contenuto dal tubicino sarà spinto, senza che venga esercitata alcuna pressione, ad entrare nella bacinella. Sezionando longitudinalmente il tubo in modo da ottenerne una serie di lamine parallele perpendicolari alla circonferenza, si scoprirà che tali lamine vengono catturate dalla lama d'acqua tangente alla circonferenza e spinte nel vortice. Sebbene la quantità d'acqua coinvolta nel processo dipenda dalla velocità tangenziale (e quindi dalla velocità di rotazione) della lama di liquido circolare, si può osservare come il prelievo di fluido dal tubo non sia uniforme: esso sarà maggiore laddove la lama d'acqua incontra prima le lamine del tubo. In sostanza, guardando dall'alto il sistema, si può dire che il senso orario della rotazione del liquido influenza il lato del tubicino dal quale l'efflusso di liquido sarà maggiore. Da tali considerazioni si sarebbe portati a credere che la fila di macchine di sinistra, in una rotonda, sia quella che avanza più rapidamente. Ciò non è del tutto vero. Le automobili, al contrario dell'acqua, non possono infatti entrare a contatto l'una con l'altra, nè possono trascinare nella rotonda le proprie omologhe per semplice frizione. Risulta quindi evidente che, nel sistema reale, una buona approssimazione della situazione si possa ottenere sostituendo all'acqua un fluido polimerico. Quando l'automobile della fila di sinistra avanza, infatti, crea un "effetto scudo", interrompendo per qualche attimo il flusso di traffico sulla traiettoria occupata e consentendo ai veicoli alla propria destra un agevole passaggio. In sintesi ultima, si può quindi dire che il tempo di immissione ed uscita da una rotonda, dipende dalla persona con cui si è in macchina. E vaffanculo ai modelli sperimentali. |
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| Due(.0) |
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| 09:30pm 31/01/2008 |
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Due. Due giornate in una, due cicli distinti. Due pensieri costanti. Due sentimenti contrastanti. Due intenzioni. Due post, due pensieri. Due, punto zero, il web e la sua divisione degli argomenti. Due schegge impazzite, due frammenti che navigano nel sangue, graffiano le vene, saettano verso il cuore, pronte a spaccarlo. In due. |
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| 01:05pm 15/01/2008 |
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La felicità non ha nulla di misterioso. Gli uomini infelici si somigliano tutti. Una vecchia ferita, un desiderio inesaudito, uno smacco dell'orgoglio, l'offerta del proprio amore rifiutata (o peggio ancora ignorata) restano loro addosso per sempre, ed essi trascorrono ogni giornata avvolti in un sudario di istanti passati. L'uomo felice invece non si guarda indietro, nè del resto guarda avanti. Vive nel presente. Ma il guaio è proprio questo. C'è qualcosa che il presente non è mai in grado di offrire: il significato. Le strade della felicità e del significato non coincidono. Per trovare la felicità, un uomo deve vivere nel momento, per il momento. Se, invece, anela al significato (il significato dei suoi sogni, dei suoi segreti, della sua stessa esistenza) deve ripercorrere il passato, per quanto oscuro, e vivere per il futuro, per quanto incerto. La natura pone dunque di fronte a noi la felicità ed il significato costringendoci a scegliere l'uno o l'altra. Dal canto mio, ho sempre scelto il significato. |
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| Come la neve, così il sangue |
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| 11:43pm 04/01/2008 |
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Ci si trova a girare, a volte, senza una meta o un appiglio preciso. Si turbina semplicemente attorno ad un invisibile -ed irraggiungibile- punto centrale, ciechi per il freddo, persi nella notte. Si cade in continuazione, a volte tanto rapidamente da non capire più dove ci si trova, a volte così lentamente da trovarsi nauseati da un'immobilità che è tutta apparenza, una fissità tediosa che si rivela morsa crudele del gelo. Quando si smette di cadere, ci si accorge di essere a terra. I cristalli di ghiaccio che cadevano dal cielo non avevano certo simili pensieri, nè nutrivano simili preoccupazioni. Erano tutti lentissimi, intrappolati in un'aria addensatasi per il freddo e si posavano a terra con una monotonia tranquilla e quasi rassicurante. Erano anche indifferenti, assolutamente ignari e disinteressati di quanto li circondasse, dimentichi del mondo in cui volteggiavano che distinguevano solo in vaghe ombre e superficii. Indifferenti, frattali, splendenti. Scarlatti. Fiocchi di sangue, volteggiavano arrossando la terra in un pianto disperato che non aveva fine. |
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Read 2 - Post |
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| Canapa o nylon? |
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| 01:13pm 05/12/2007 |
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Mezzo centimetro. Che cos'è mezzo centimetro? Cinque millimetri, cinquemila micrometri, cinque milioni di nan... ma a chi importa? Non dirò certo che cinque millimetri sono ininfluenti e confido siate persone abbastanza riflessive da non cadere nell'errore. Qualche esempio? Provate a pensare che il tubo di metallo lungo quasi un centinaio di metri, pieno di kerosene che vola a dieci chilometri da terra ad ottocento chilometri all'ora abbia un errore, da qualche parte, dell'entità di cinque millimetri. Non molto rassicurante, eh? E pensate al numero di morti causate da errori anche di molto inferiori al mezzo centimetro. E' un classico: la nonna si fa la protesi, la protesi è sbagliata, la nonna cade accidentalmente giù dalle scale. Una sciagura per autodifesa. Eppure, parliamoci chiaro, rispetto alla dimensione umana ed alle attività quotidiane, mezzo centimetro è il più delle volte una lunghezza ininfluente. Vi è, credo, una sola categoria umana che ha una vera e propria venerazione per il mezzo centimetro: i funamboli. I funamboli passano una rilevante parte della loro vita su un misero mezzo centimetro e, per quanto la lunghezza della corda faccia arrivare la superficie totale a ben alte vette (a volte persino superiori ad un metro quadrato, diamine!), il fondamento del loro equilibrio rimane sempre e comunque quell'esigua larghezza. Ma, in fondo, chi non è un funambolo? Chi non cerca il proprio equilibrio su un'esile lama, a volte tanto orrendamente sottile da affondare nelle carni, da ferirle? Chi non si è mai trovato improvvisamente senza la corda sotto i piedi, attratto e risucchiato dal vuoto, a pochi metri dalla piattaforma? Oh, bèh... immagino che qualcuno ci sia, in fondo. Io ho perso l'equilibrio. |
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